Pubblicato il Maggio 18, 2024

Il segreto di un babà che assorbe perfettamente la bagna non sta nella ricetta, ma nel controllo maniacale della temperatura dell’impasto durante la lavorazione.

  • Le impastatrici casalinghe surriscaldano l’impasto, rompendo la maglia glutinica e rendendolo impermeabile.
  • La chiave è usare ingredienti freddi, ghiaccio e pause strategiche per non superare mai i 28°C.

Raccomandazione: Trattate la vostra planetaria non come una macchina, ma come un “fuoco” da gestire. Il vostro obiettivo non è impastare velocemente, ma impastare al fresco per creare una spugna perfetta.

Ah, il babà. Uagliù, non parliamo di un semplice dolce, ma di una creatura viva, un rito che da Napoli ha conquistato il mondo. Quanti di voi, appassionati con le mani sempre in pasta, hanno sognato di ricreare quel “fungo” perfetto, quella consistenza di nuvola che, una volta immersa nello sciroppo, si imbeve fino al cuore senza sfaldarsi? E quanti, invece, si sono trovati davanti a un dolce testardo, che galleggia sulla bagna senza assorbirla, o peggio, un babà secco dentro e bagnato solo fuori. È una delusione che conosco bene, perché l’ho vista negli occhi di tanti apprendisti.

In giro si leggono sempre gli stessi consigli: “usate una farina forte”, “fate il velo”, “siate pazienti con la lievitazione”. Consigli giusti, per carità, ma sono il “cosa” fare, non il “come”. Nessuno vi svela il vero segreto, la malizia che distingue un babà da pasticceria da uno casalingo. Perché la verità, figli miei, è che la battaglia per un babà perfetto non si vince con la ricetta, ma con il termometro. Il vostro nemico numero uno è il calore generato dalla vostra stessa planetaria.

Ma se vi dicessi che la vera chiave non è semplicemente seguire una ricetta, ma imparare a “ingannare” la vostra cucina per replicare le condizioni di un laboratorio professionale? Il segreto non è combattere il calore, ma gestirlo. Questo è il mio patto con voi: in questo viaggio, non vi darò solo dosi e passaggi, ma la conoscenza di un vecchio maestro pasticcere. Vi insegnerò a leggere il vostro impasto, a capire il suo linguaggio fatto di consistenza e temperatura, e a trasformarlo in una spugna gloriosa che chiede, anzi, implora la sua bagna al rum.

Per chi ama vedere la magia prendere forma, il video seguente è un compagno visivo perfetto ai segreti tecnici che stiamo per svelare. Osservate le mani esperte, ma ricordate che la vera conoscenza sta nei dettagli che ora andremo a scoprire insieme.

Per padroneggiare quest’arte, è fondamentale comprendere ogni fase del processo, dalla scelta della farina alla gestione della temperatura. Il percorso che segue è stato pensato per guidarvi passo dopo passo, svelando i perché dietro ogni gesto, trasformando l’incertezza in maestria.

Perché il babà non deve superare il bordo dello stampo prima di entrare in forno?

Questa è una delle prime lezioni che impartisco: l’impasto del babà è un atleta che deve arrivare al momento della cottura al massimo della sua forza, non già sfinito. Se lasciate che l’impasto superi il bordo dello stampo prima di infornarlo, significa che la maglia glutinica, la sua “muscolatura”, ha già dato tutto. In forno, invece di avere una spinta vigorosa verso l’alto (la famosa forma a “fungo”), collasserà su se stesso, creando una struttura densa e poco incline all’assorbimento. Il babà deve raggiungere il bordo e fermarsi lì, teso e pronto per lo “scatto” finale che solo il calore del forno può dargli. Questo è il segnale di una lievitazione perfetta.

La ragione è scientifica: la rete di glutine può sostenere il gas della lievitazione solo fino a un certo punto. Superato quel limite, le bolle di gas diventano troppo grandi, si uniscono e rompono la struttura, come un palloncino troppo gonfio. L’impasto “si siede”. Per preservare questa forza, è cruciale che la temperatura dell’impasto non salga eccessivamente. Infatti, secondo gli esperti di lievitazione naturale, la temperatura ideale per mantenere una maglia glutinica elastica e forte è tra i 28-29 gradi. Superata questa soglia, il glutine inizia a indebolirsi e lo “stress glutinico” porta al collasso.

Riempite gli stampini solo per un terzo della loro altezza. Questo darà all’impasto lo spazio necessario per triplicare il suo volume e arrivare al bordo con la giusta tensione. Se vedete che la lievitazione è troppo aggressiva e l’impasto sta per strabordare, non esitate a spostarlo momentaneamente in un ambiente più fresco per rallentare l’attività del lievito. Un babà che non straborda è un babà che ha ancora energia per crescere in forno e creare la sua iconica cupola.

Come bilanciare acqua, zucchero e rum per una bagna che non sia né troppo dolce né troppo alcolica?

La bagna non è un accessorio, è l’anima del babà. Un equilibrio sbagliato e rovinerete tutto il lavoro fatto sull’impasto. Una bagna troppo dolce risulterà stucchevole e coprirà ogni aroma; una troppo alcolica brucerà il palato e renderà il dolce sgradevole. La tradizione napoletana, affinata in secoli di pratica, ci ha lasciato in eredità una proporzione quasi aurea. L’antica ricetta di famiglia parla chiaro: per ogni litro d’acqua, si usano circa 500g di zucchero e un bicchiere generoso di rum. Questo rapporto garantisce una dolcezza presente ma non invadente, che lascia spazio al profumo del liquore.

Il vero segreto, la malizia del pasticcere, non sta solo nelle dosi, ma nel momento in cui si aggiunge il rum. Mai, e dico mai, a sciroppo bollente! L’alcol è volatile, il suo profumo è la parte più nobile. Se lo aggiungete sul fuoco, la maggior parte dell’aroma evaporerà, lasciandovi solo una nota amara e alcolica. Preparate lo sciroppo di acqua e zucchero, portatelo a ebollizione, poi spegnete e lasciate che si raffreddi fino a diventare tiepido (intorno ai 60°C). Solo a quel punto potrete aggiungere il vostro rum di qualità. In questo modo, preserverete tutto il suo bouquet aromatico, che andrà a sposarsi con il sapore del babà.

Preparazione della bagna al rum con scorze di limoni di Amalfi

Naturalmente, il gusto è personale e la tradizione può essere adattata. Per chi desidera esplorare altre strade, esistono varianti interessanti che modificano l’equilibrio per ottenere risultati diversi. Da una bagna più fresca al limoncello a una versione analcolica per i più piccoli, le possibilità sono molteplici, come illustra questa utile tabella basata su una analisi comparativa delle varianti più diffuse.

Varianti di Bagna per Diversi Gusti
Tipo di Bagna Acqua Zucchero Liquore Caratteristiche
Tradizionale Rum 600 ml 300 g 300 ml rum Equilibrata, classica napoletana
Limoncello 700 ml 200 g 250 g limoncello Più fresca, meno alcolica
Analcolica Bambini 500 ml 200 g Succo arancia 500ml Dolce, fruttata, zero alcol

Manitoba o 00 rinforzata: quale farina regge la struttura spugnosa del babà?

La farina è lo scheletro del vostro babà. Se lo scheletro è debole, tutta la struttura crolla. Un impasto per babà è ricco, pesantissimo: uova, zucchero, burro. Questi ingredienti, deliziosi al palato, sono nemici del glutine. Appesantiscono la maglia glutinica e ne ostacolano lo sviluppo. Per questo motivo, non potete usare una farina qualsiasi. Avete bisogno di una farina “di forza”, capace di sviluppare una rete di glutine robusta, elastica, quasi un’impalcatura in grado di sostenere il peso degli altri ingredienti e di trattenere i gas della lievitazione per creare quella sofficità che cerchiamo.

La scelta ricade quasi obbligatoriamente su farine tecniche. La farina Manitoba è la più conosciuta, ma il suo nome è solo un’indicazione commerciale. Ciò che conta veramente è il suo “valore di forza”, indicato con la lettera W. Per un grande lievitato come il babà, come indicato dai maestri pasticcieri professionisti, avete bisogno di una farina con una forza di almeno W 350-400. Questo valore garantisce un alto contenuto di proteine (in particolare glutenina e gliadina) che, una volta idratate e lavorate, formano quel glutine tenace ed estensibile che cerchiamo. Una farina debole (come una comune 00 per torte) creerebbe un impasto che non riesce a “incordarsi”, che si strappa e che in cottura produrrà un babà compatto e pesante.

Cercate quindi farine specifiche per grandi lievitati o panettoni. Marche come Caputo Oro, Molino Pasini Manitoba o Le 5 Stagioni Manitoba sono eccellenti. Un’altra accortezza da non sottovalutare è la freschezza: controllate sempre la data di macinatura sulla confezione. Una farina “vecchia” (con più di 6-8 mesi) perde parte della sua forza perché il glutine si ossida. La farina giusta, lavorata correttamente, vi darà un impasto che dopo circa 15-20 minuti di planetaria si staccherà magicamente dalle pareti della ciotola, diventando liscio, elastico e pronto per la lievitazione. Quello è il momento dell’incordatura.

L’errore di lasciare il babà all’aria prima di bagnarlo che crea la crosta impenetrabile

Ecco un errore da principiante che può vanificare ore di lavoro. Avete sfornato i vostri babà, sono dorati, profumati, perfetti. La tentazione è di lasciarli lì, a raffreddare completamente all’aria. Sbagliato! Lasciare un babà esposto all’aria per troppo tempo crea una sottile crosticina esterna, quasi impercettibile al tatto, ma che diventa una vera e propria barriera impermeabile al momento dell’inzuppo. L’umidità interna del dolce evapora dalla superficie che, asciugandosi, sigilla i pori della pasta. Il risultato? Una bagna che non riesce a penetrare, un babà bagnato fuori e irrimediabilmente secco dentro.

La tecnica professionale napoletana, tramandata nelle migliori pasticcerie, prevede uno “shock termico controllato”. Il babà non deve essere né bollente né freddo di frigorifero. Il momento perfetto per l’inzuppo è quando il dolce è ancora leggermente tiepido al cuore. La bagna, a sua volta, non deve essere fredda, ma calda. La temperatura perfetta per l’assorbimento secondo i pasticcieri professionisti è di circa 50°C. Questo differenziale termico (babà tiepido, bagna calda) favorisce un assorbimento rapido e profondo, come una spugna secca che viene immersa in acqua calda.

Tecnica di immersione del babà nella bagna al rum

La procedura è un rito. Il babà viene immerso completamente nella bagna calda. Lo si lascia in immersione per qualche minuto, poi lo si estrae e, con una delicatezza quasi chirurgica, lo si strizza leggermente tra le mani per far uscire l’aria e permettere allo sciroppo di penetrare ancora più a fondo. Questa operazione va ripetuta 2-3 volte. Vedrete il babà gonfiarsi, diventare più pesante, trasformarsi. Solo così avrete la certezza che ogni singola cellula del vostro impasto sia satura di sciroppo. Il babà va quindi adagiato su una griglia per far scolare l’eccesso di bagna, prima di essere servito o lucidato con la gelatina.

Quando servire il babà: perché la temperatura della bagna cambia la percezione del gusto?

Servire un babà non è come servire una fetta di torta. La temperatura di servizio cambia radicalmente l’esperienza gustativa, quasi come succede per un grande vino. Un babà servito alla temperatura sbagliata può sembrare troppo alcolico, troppo dolce o semplicemente “piatto”. La chiave sta nel modo in cui il nostro palato percepisce i sapori e gli aromi a diverse temperature. La tradizione ci offre già due scuole di pensiero, che non sono in conflitto, ma rispondono a esigenze diverse.

Nei caffè storici di Napoli, il babà viene quasi sempre servito a temperatura ambiente. A questa temperatura, le molecole aromatiche del rum sono più volatili e il profumo del liquore è intenso, avvolgente. Anche la dolcezza è percepita in modo più pieno. È il modo più autentico e tradizionale di gustarlo, quello che esalta la complessità della bagna e la morbidezza dell’impasto. D’altro canto, sulla costiera, specialmente a Capri durante l’estate, è comune trovare il babà servito freddo di frigorifero, spesso accompagnato da panna montata o frutta fresca. Il freddo ha due effetti: attenua la percezione dell’alcol, rendendo il babà più “facile” e rinfrescante, e smorza leggermente la sensazione di dolcezza. È una versione più moderna e adatta al clima caldo, che trasforma il babà in un dessert quasi da fine pasto estivo.

Il babà è una cosa seria, cu ‘o babà nun se pazzea, è una cura che fa bene…il babà è un antistress.

– Marisa Laurito, Canzone presentata a Sanremo 1989

Quindi, quale scegliere? Dipende dall’occasione e dal vostro gusto. Se volete un’esperienza piena, che esalti il lavoro fatto sulla bagna al rum, servitelo a temperatura ambiente. Se invece cercate un dolce più leggero, rinfrescante, o se la vostra bagna è particolarmente alcolica e volete mitigarla, il servizio freddo è la scelta giusta. L’importante è la consapevolezza: non è un dettaglio, ma una scelta che definisce il carattere del vostro capolavoro.

Come usare 1 grammo di lievito per chilo di farina e ottenere un’esplosione di gusto?

Questa, figli miei, è l’alta sartoria della pasticceria. Ridurre il lievito a quantità minime e allungare i tempi di fermentazione è una tecnica che trasforma un buon impasto in un capolavoro di complessità aromatica. Usare tanto lievito significa avere una lievitazione rapida, ma “vuota”, dove l’unico sapore è quello del lievito stesso. Usare pochissimo lievito (parliamo di 1-2 grammi di lievito di birra fresco per chilo di farina) e lasciare che l’impasto maturi lentamente in frigorifero per 24 ore o più, è quello che noi chiamiamo “maturazione aromatica a freddo”.

Durante questo lungo riposo a basse temperature (4-5°C), la lievitazione alcolica rallenta drasticamente, mentre altri processi enzimatici e batterici hanno il tempo di attivarsi. Sono questi processi a creare un bouquet di aromi secondari incredibilmente complesso. L’impasto non saprà più solo di farina, ma svilupperà note lattiche, sentori di frutta matura, una leggera e piacevole acidità che bilancerà la dolcezza del dolce finito. Naturalmente, una tecnica così avanzata richiede una farina con un requisito essenziale per resistere a 24 ore di maturazione secondo i maestri lievitisti: una forza di W minimo 350, altrimenti la maglia glutinica non reggerebbe l’acidità prolungata.

Il viaggio sensoriale di un impasto a lunga maturazione è affascinante. Dopo circa 8 ore in frigo, si iniziano a percepire note fresche, quasi di yogurt. A 18 ore, emergono profumi che ricordano la mela o la pera. A 24 ore, un leggero sentore alcolico indica che la fermentazione è al punto giusto. Questo non è più solo un impasto, è una creatura che sta evolvendo. Il babà che nascerà da questa lenta magia avrà una profondità di gusto che un impasto diretto non potrà mai sognare di raggiungere. È il segreto per passare da un buon babà a un babà indimenticabile.

Perché la vostra planetaria scalda l’impasto di 5 gradi in più rispetto a quella professionale (e come compensare)?

Questo è il cuore di tutto, il segreto che nessuno vi dice. Vi siete mai chiesti perché, pur seguendo la ricetta alla lettera, il vostro impasto non “incorda” come dovrebbe? La colpa è della vostra planetaria. I modelli casalinghi, anche i migliori, hanno motori e meccaniche che generano molto più attrito e calore rispetto alle macchine professionali a braccia tuffanti. Questo calore si trasferisce direttamente all’impasto. Posso dirvi con certezza che una planetaria domestica, dopo 15-20 minuti di lavoro, può aumentare la temperatura del vostro impasto anche di 5-7 gradi in più rispetto a una macchina da laboratorio.

E perché questo è un disastro? Perché, come abbiamo visto, la temperatura finale ideale dell’impasto per babà non deve superare i 25-28°C. Questo è il range critico per la formazione del glutine secondo gli esperti. Se superate i 28-29°C, il glutine si “snerva”, perde elasticità, si rompe. L’impasto, invece di diventare liscio e forte, diventa appiccicoso e debole. Non avrà la forza di lievitare correttamente e, soprattutto, non svilupperà quella struttura a nido d’ape necessaria per assorbire la bagna. Il calore è il vostro più grande nemico.

Controllo della temperatura dell'impasto durante la lavorazione in planetaria

Ma un vecchio pasticcere ha sempre un asso nella manica. Dobbiamo “ingannare” la macchina, giocando d’anticipo. Se sappiamo che la planetaria scalderà, noi partiremo da una base più fredda. Dobbiamo sottrarre calore prima ancora di iniziare. Questo si fa con poche, semplici malizie che cambieranno per sempre il vostro modo di impastare. Controllare la temperatura non è un’opzione, è l’unica via per il successo.

Piano d’azione: Tecniche di compensazione termica per planetarie domestiche

  1. Pre-raffreddamento Attrezzatura: Mettere gancio e ciotola della planetaria in freezer per almeno 30 minuti prima di iniziare a impastare.
  2. Ingredienti Ghiacciati: Utilizzare tutti gli ingredienti (uova, burro a pomata, acqua o latte) rigorosamente freddi di frigorifero.
  3. Uso del Ghiaccio: Sostituire il 30-40% del liquido previsto dalla ricetta (es. 30-40g su 100g di acqua) con ghiaccio tritato finemente.
  4. Pause Strategiche: Impastare per 10 minuti, poi fermare la macchina per 5-7 minuti, lasciando la ciotola scoperta per permettere all’impasto di dissipare il calore accumulato.
  5. Velocità Controllata: Non avere fretta. Usare una velocità bassa o medio-bassa (es. velocità 2 su KitchenAid, velocità minima su Kenwood per i primi 10 min) per ridurre l’attrito.

Da ricordare

  • Forza della Farina: Utilizzare sempre una farina con W 350-400 è il prerequisito non negoziabile per dare struttura a un impasto così ricco.
  • Controllo della Temperatura: Il vero segreto è la gestione termica. L’impasto non deve mai superare i 28°C durante la lavorazione per non danneggiare la maglia glutinica.
  • Shock Termico Controllato: Inzuppare il babà ancora tiepido in una bagna calda (circa 50°C) è fondamentale per garantire un assorbimento completo e uniforme.

Come gestire un impasto a 24 ore in frigo se non avete una cella di lievitazione professionale?

La cella di lievitazione professionale non è altro che un ambiente a temperatura e umidità controllate. Possiamo replicarne la funzione, con un po’ di astuzia, usando quello che abbiamo in casa: il nostro frigorifero. Il frigorifero domestico, specialmente i moderni modelli “No Frost”, ha però un grande difetto: secca l’aria per evitare la formazione di brina. E l’aria secca è un veleno per l’impasto, perché ne asciuga la superficie creando una pelle dura che ne impedirà la corretta lievitazione.

La soluzione è creare un micro-ambiente protetto. L’impasto, dopo essere stato lavorato, va lasciato 1-2 ore a temperatura ambiente per dare il via alla fermentazione. Dopodiché, va trasferito in un contenitore a chiusura ermetica, leggermente unto. Questo è fondamentale: il contenitore sigillato impedirà all’aria secca del frigo di toccare l’impasto, preservandone l’umidità. Il contenitore va poi posizionato nel ripiano più alto del frigorifero, dove la temperatura è generalmente più stabile e si attesta intorno ai 4-5°C, lontano dalle ventole del sistema No Frost che sono spesso in basso.

Dopo 24 ore, come facciamo a sapere se la nostra “maturazione aromatica a freddo” è andata a buon fine? Non aspettatevi un impasto raddoppiato come nella lievitazione a temperatura ambiente. I segnali sono più sottili. Il volume dovrebbe essere aumentato del 50-70%, non di più. La superficie dovrà presentare piccole bolle uniformi. L’odore sarà complesso, leggermente alcolico e fruttato, mai acido o pungente (che indicherebbe un eccesso di fermentazione acetica). Il colore sarà crema, mai grigiastro. La prova del nove è il “test del dito”: premendo delicatamente la superficie, l’impronta dovrà risalire lentamente, segno di un’ottima elasticità residua. Se l’impasto ha questi requisiti, siete pronti per il capolavoro.

Per padroneggiare la lievitazione lunga, è cruciale saperne interpretare i segnali. Ripassate attentamente i parametri per gestire e diagnosticare una maturazione in frigo di successo.

Ora che avete tutti i segreti del maestro, dall’impasto alla bagna, non vi resta che mettere le mani in pasta. Considerate ogni babà che preparerete non un semplice dolce, ma la prova della vostra crescente maestria.

Scritto da Giuseppe Giuseppe Gallo, Maestro Pasticcere e Lievitista di terza generazione, docente presso accademie professionali con 20 anni di esperienza tra forni artigianali e laboratori di alta pasticceria.